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	<title>reputazione Archivi - Il Sogno Americano</title>
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	<description>Vivere negli Stati Uniti D&#039;America</description>
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		<title>Parlare agli italiani degli italiani per capirli al meglio</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 11:25:00 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Novecento ha lasciato in eredità agli italiani un nuovo senso di appartenenza alla propria comunità d&#8217;origine. È successo così ai tanti italoamericani di prima generazione che, spostandosi Oltreoceano, non hanno mai smesso di ricercare il calore tipico della Penisola, con tutte le sue contraddizioni ed eccellenze che fanno dell&#8217;Italia un brand unico nel mondo. La ricerca di sé stessi, però, ha bisogno di punti di riferimento nelle varie sfere d&#8217;influenza pubbliche e private, ed è fondamentale avere la possibilità di confrontarsi ogni giorno con un volto amico come quello di <strong>Monica Marangoni</strong>, giornalista <strong>Rai</strong> impegnata dal 2018 nella conduzione de <em>L&#8217;Italia con voi</em>; la trasmissione dedicata agli italiani nel mondo. Abbiamo scelto di raccogliere la sua testimonianza sul rapporto che le comunità di italiani all&#8217;estero hanno costruito con le altre popolazioni in questi secoli di grandi migrazioni, con particolare attenzione alla comunità italoamericana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli italiani all&#8217;estero ti vedono sempre più come un volto in grado di rappresentarli, ma come definisci il tuo rapporto con questa comunità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2018 ho avuto la grandissima fortuna di condurre il <em>daily time</em> per gli italiani all&#8217;estero, che va in onda dal lunedì al venerdì, e ciò ha portato a un rapporto intimo con tutti i telespettatori, che sono in oltre 20 milioni di case e che seguono <strong>Rai Italia</strong> e il mio programma perché hanno bisogno di mantenere un contatto con il loro Paese, con la loro cultura e con quello che succede in Italia al di là delle notizie del telegiornale. Il legame si è consolidato e il pubblico degli italiani all&#8217;estero è molto affettuoso e si fidelizza: mi scrivono tantissime persone per chiedermi dei consigli o se posso promuovere qualche iniziativa. Insomma, ho avuto una fortuna immensa a raccogliere questo tipo di pubblico che adesso è diventato una grande famiglia di cui mi sento parte e in cui ricopro il ruolo fondamentale di promotrice della nostra cultura a trecentosessanta gradi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La comunità italoamericana è da sempre bersaglio di stereotipi tendenzialmente negativi, eppure il rapporto di Iarl realizzato insieme a Zwan vede un aumento del capitale reputazionale degli italoamericani. Che ne pensi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero, e aggiungerei non solo della reputazione degli italiani all&#8217;estero, ma anche degli italiani che vivono in Italia. Ci tengo sempre a dire che non c&#8217;è un popolo italiano di serie A e di serie B, perché fino a qualche tempo fa purtroppo i nostri connazionali che vivono fuori dai confini si sentivano di serie B, venivano poco inseriti e considerati anche da noi italiani. Oggi, per fortuna, non è più così. Sicuramente, si segue ancora l&#8217;ideale di trovare una <em>terra promessa</em>, delle opportunità che soprattutto per i giovani in Italia sono poche e poco soddisfacenti per il percorso professionale, di studio e formazione che si intraprende. Sempre di più i ragazzi cercano almeno un&#8217;esperienza fuori, anche perché rimanere all&#8217;interno dei confini nazionali li rende meno competitivi, anche solamente per quanto riguarda la lingua. Magari, perché no, poi tornare a casa e riportare quell&#8217;esperienza da noi in Italia per far sì che il nostro Paese ritorni a rappresentare la <em>terra promessa</em> di altri, noi dobbiamo tornare a sentirci orgogliosi di essere italiani, dentro o fuori i confini nazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi riconosci una crescita reputazionale non solamente della comunità italoamericana, ma della comunità italiana nel mondo. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È soprattutto questo il punto. Il flusso oggi non deve essere unilaterale ma bilaterale: un vero e proprio scambio possibile anche grazie alle nuove tecnologie. In un mondo globalizzato dove ormai siamo tutti interconnessi, possiamo avere l&#8217;opportunità di scambiarci informazioni ed esperienze per migliorarci. Non deve esserci competizione “fuori e dentro” e mi auguro che questa comunità di italiani che vuole cercare nuove opportunità all’estero, possa comunque mantenere non solo un legame con l&#8217;Italia, ma rinforzare la nostra reputazione altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima che si realizzi questa sorta di “Italian dream”, però, bisogna vedere se esiste ancora un “American dream”. Che aria tira adesso a proposito di “sogni”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho potuto toccare con mano anche personalmente con grande gioia il sogno, perché l&#8217;America effettivamente è un Paese in cui se vali vai avanti; c&#8217;è meritocrazia. Esiste un merito, mentre in Italia si fa molta fatica. Purtroppo lo sappiamo, soprattutto in certi ambienti: non sempre la bravura basta, anzi, a volte la bravura “fa paura”, tendono non tanto a scartarti quanto a insabbiarti. Negli Usa ho avuto delle opportunità che in Italia mai nessuno mi ha dato. Capisco che esista ancora questa voglia di ricercare il sogno negli States, perché lì è più semplice: si può.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In USA la reputazione ha lo stesso peso che ha da noi? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;America è una società dell&#8217;apparenza ancor più dell&#8217;Italia e del resto del mondo, che adesso è tutto assuefatto dai social e dall&#8217;immagine. Nella società dell&#8217;apparenza la reputazione è tutto, e si rischia molto quando qualcosa viene diffuso dai media ma veicolato in maniera sbagliata, e questo forse è il lato più negativo che io ho sempre visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E cos&#8217;è per te la reputazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se per reputazione si intende la verità di una persona, trovo che sia fondamentale nel lavoro come nella vita privata. Purtroppo, spesso non è così perché la reputazione viene rovinata anche da fake news ed episodi che dovrebbero rimanere privati e che, invece, poi vengono dati alla mercé di tutti con gravissime conseguenze. Solo noi possiamo sapere ciò che siamo e quanto valiamo, quindi mai lasciarsi definire dal giudizio altrui se questo è “la reputazione”. Se la reputazione effettivamente vuole definire l&#8217;essenza, l&#8217;anima di una persona, allora ritengo sia fondamentale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere una carriera in USA?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo me basta tanta voglia di farcela, determinazione e spirito di sacrificio. Se hai queste tre caratteristiche, in America ce la puoi fare.</p>
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		<title>Miglioramento, determinazione, cuore: l’empowering</title>
		<link>https://ilsognoamericano.net/2023/12/11/miglioramento-determinazione-cuore-lempowering/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[M4ster@SognoAmericano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 12:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di Successo]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
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		<category><![CDATA[manager]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non possiamo parlare di American Dream senza chiedere consiglio a uno degli expat manager italiani di maggior successo, Giuseppe Firenze, Senior Vice President and Information Officer di Eli Lilly and Company, società multinazionale tra le più importanti del settore farmaceutico ($ 28.5 Miliardi di fatturato e capitalizzazione di mercato pari a $ 341 Miliardi). Da &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo parlare di <em>American Dream</em> senza chiedere consiglio a uno degli <strong>expat manager</strong> italiani di maggior successo, <strong>Giuseppe Firenze</strong>, <em>Senior Vice President and Information Officer</em> di <strong>Eli Lilly and Company, </strong>società multinazionale tra le più importanti del settore farmaceutico ($ 28.5 Miliardi di fatturato e capitalizzazione di mercato pari a $ 341 Miliardi). Da molti anni a <strong>Indianapolis</strong>, dove lavora presso la sede globale della società alla quale è legato dai tempi della sua tesi di laurea in ingegneria meccanica, discussa all’Università di Genova nel ‘93, Giuseppe non solo vive il sogno, ma lo mette anche da tempo a disposizione di tanti giovani neolaureati con programmi aziendali di <em>mentorship</em> e <em>coaching</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Partito da un background universitario tecnico, questo manager italiano ha allargato il suo orizzonte di competenze all’area vendite, al global marketing, all’innovazione strategica e alla creazione/gestione di unità e modelli di sviluppo commerciale. Una storia di <strong>formazione continua</strong> in azienda e di predisposizione all’esplorazione oltre la propria <em>comfort zon</em>e, in linea con la dottrina manageriale americana votata a processi responsabilizzanti di autodeterminazione individuale (<em>empowering</em>), oggi più che mai fondamentali per la gestione di ecosistemi di lavoro complessi e strutturati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giuseppe, grazie per esserti messo a disposizione di <em>Reputation Review</em> e dei nostri lettori. Quali caratteristiche dovrebbe possedere oggi un manager globale per accedere al mercato del lavoro o per rafforzare la sua posizione esistente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>You are welcome, </em>Nicola, è un piacere condividere con i vostri lettori alcune delle tematiche a me tanto care. Durante gli ultimi anni di maturazione aziendale sono infatti riuscito a cristallizzare una griglia contenutistica che uso spesso per aiutare i giovani e aspiranti leader a entrare in una cultura d’impresa come quella della società per cui lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo punto è sicuramente capire che il <strong>raggiungimento di risultati concreti </strong>è la condizione minima che ci si aspetta di ottenere, soprattutto negli Stati Uniti dove il pragmatismo regna sovrano. Ogni azienda è basata sulla crescita, non solo economica. Ciò presuppone la fissazione di obiettivi, una costante in tutte le aree di produzione e sviluppo. Ed è inclusa nel discorso anche la sfera personale di ogni individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo punto è possedere delle <strong>competenze di base, </strong>per alcuni nemmeno poi così scontate. Queste sono anzi fondamentali per una comprensione completa delle dinamiche aziendali anche intese globalmente. Le competenze di base sono quelle che permettono di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Definire compiutamente una visione aziendale o progettuale.&nbsp;</li>



<li>Sviluppare strategie anche e soprattutto di lungo periodo.&nbsp;</li>



<li>Implementare programmi esecutivi &#8211; il diavolo è sempre nei dettagli.</li>



<li>Comunicare con efficacia ad ogni livello di interazione &#8211; sia orizzontale che verticale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultimo punto include 3 componenti che, a mio avviso, definiscono le <strong>Qualità Caratteriali </strong>di ogni individuo e che sono parte integrante dell’essere leader:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>L’Intelligenza Emotiva</strong>, ovvero la capacità di creare relazioni, stabilire e consolidare fiducia reciproca e quindi anche di trasferire competenze e responsabilità. Noi italiani possediamo per natura una grande quantità di intelligenza emotiva e, nel mio caso personale, è stata sicuramente tra le qualità maggiormente apprezzate ed efficace.&nbsp;</li>



<li><strong>La Determinazione</strong>, ovvero la volontà di eccellere e rappresentare un asset vincente per sé stessi e per l’azienda, anche identificando nel tempo priorità e mantenendo un controllo propositivo. Questo permette all’individuo di rispondere a momenti di difficoltà o fallimento che, per inciso, non sono mai da considerarsi eventi negativi ma piuttosto delle opportunità di crescita esponenziale.&nbsp;</li>



<li><strong>Il Miglioramento Continuo</strong> &#8211; e qui entriamo nella dimensione che più mi entusiasma &#8211; forse anche perché è stata la componente principale del mio percorso aziendale e abbraccia tutte le caratteristiche fin qui proposte. Bisogna essere mossi da una curiosità di conoscenza che porti a evolversi mantenendo sempre affidabilità e credibilità.&nbsp; Ciò significa sviluppare un forte spirito di adattamento ai cambiamenti e assicurarsi un posizionamento competitivo e al passo con i tempi. Questa versatilità si raggiunge con l’esercizio e la disciplina ma anche tramite la volontà di mettersi in gioco e non prendersi troppo sul serio, spesso segnale di rigidità.&nbsp;</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei concludere dicendo che tutti questi suggerimenti e condizioni hanno un motore propulsivo principale che spesso identifichiamo nel nostro potenziale intellettivo, ma che, a mio avviso, è posizionato al centro della nostra gabbia toracica: il cuore. È incredibile, ma anche in un complesso ambito aziendale la semplicità di un gesto di aiuto rimane qualcosa di profondo che non passa inosservato. La costruzione di noi stessi e di tutto ciò che tocchiamo con il pensiero, con le parole e con i gesti sono infatti un boomerang reputazionale che paga sempre e ci riempie la vita.</p>
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